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venerdì 4 marzo 2011

Visione Neoumanista


di Suman Casini

In un mondo sempre più assillato da problemi di ordine planetario, dai crack finanziari al collasso ecologico del pianeta, dalle minacce del fanatismo terrorista alle scie chimiche e le epidemie, la nostra lotta contro il tempo e l’irrazionalità dominata da interessi di parte sembra quella di Davide contro Golia, frutto di un’umanità inconsapevole priva di una visione globale. Ma Davide sconfisse il gigante, quindi anche per noi ci sono buone speranze. Sempre che l’umanità si ravveda e riesca a realizzare una nuova consapevolezza, riflettendo nel mondo la luce della coscienza.

Gli esseri umani di oggi sono il risultato di un lungo processo evolutivo, e anche se la preistoria sembra molto lontana il cervello dell’uomo del terzo millennio porta ancora l’eredità di epoche remote. Condividendo con i rettili del Carbonifero quello che la scienza definisce il “cervello rettile”, con i grandi dinosauri di milioni di anni fa il “cervello limbico” proprio dei mammiferi, e con i primati nostri antenati il “neocortex”, sviluppato in epoche più recenti attorno al cervello limbico.

Oltre a rappresentare le diverse fasi evolutive della nostra specie, la teoria dei tre cervelli di Paul McLean può aiutarci a capire il percorso dell’umanità e le nostre condizioni attuali. Ma può soprattutto fornire elementi importanti per cambiare il nostro futuro. Attraverso le varie zone del cervello la mente esprime diverse funzioni, dalle più grezze e elementari alle più sottili. Il cervello rettile è la sede degli istinti primari, mangiare, dormire, riprodursi, insieme a tendenze e comportamenti primitivi: la territorialità e il possesso, l’inclinazione gerarchica al dominio e alla sottomissione, la ritualità sociale e la resistenza al cambiamento. Aggressività, sesso, potere e paura sono il corollario diffuso nella nostra società, insieme al materialismo sfrenato e una struttura collettiva basata sugli istinti più bassi legati alla sopravvivenza e ai criteri più primitivi di aggregazione sociale. Un’eredità che condiziona ancora pesantemente il cammino dell’umanità trattenendola nell’oscurità.

Il cervello limbico invece è coinvolto nelle emozioni: piacere e dolore, amore e odio, rabbia e attrazione, speranza e sconforto. Anche sentimenti sottili come la gentilezza e la dedizione, l’empatia, la tendenza alla cooperazione e l’unione disinteressata hanno sede nel sistema limbico, responsabile nei mammiferi dell’inizio del comportamento altruistico.

Il terzo cervello o neocortex è il cervello più evoluto proprio degli umani, sede delle funzioni intellettuali e cognitive, della razionalità, dell’analisi e della facoltà decisionale. Il suo potenziale superiore è ancora in gran parte inespresso, ed è usato soprattutto per permettere al cervello rettile di mettere in atto strategie e comportamenti più efficaci. Anche il potenziale di empatia, amore e altruismo del cervello limbico è in gran parte inutilizzato o represso, portando a una sentimentalità egocentrica prevalentemente negativa.

Istinto, sentimento e intelletto. Tre aree cerebrali indipendenti con funzioni diverse e in grado di dominarsi reciprocamente. Ma non bisogna dimenticare che il cervello è solo un organo, usato dalla mente per realizzare le sue tendenze e funzioni. Il prevalere di una sfera sull’altra sarà quindi in base al livello evolutivo dell’individuo, legato al karma di una persona. Questa predominanza si rispecchia anche a livello collettivo, e non ci vuole molto a capire che la società materialista di oggi motivata da una competizione sfrenata è fortemente influenzata dal predominio degli istinti primari. In senso globale il cervello rettile primitivo domina quindi sugli altri, esprimendo livelli evolutivi inferiori caratterizzati dalla ricerca del piacere fisico e del potere sociale. Sostenuto in questo dall’emisfero razionale, che privato del suo potenziale superiore induce all’egotismo e al controllo calcolato.

Ancora oggi l’imperativo territoriale proprio del cervello rettile si rispecchia nel geo-sentimento [1], l’attaccamento che nasce dall’amore per la propria terra, che è alla base di molti problemi sociali e politici del mondo e da sempre divide l’umanità portando a scontri e guerre di ogni tipo. Accompagnato dalla geo-religione, la geo-economia, la geo-sociologia e la geo-politica. Tendenze che costringono la mente umana entro limiti ristretti e riduttivi, gettandola nella schiavitù del dogma e della superstizione.

Il socio-sentimento invece è l’istinto del branco, una caratteristica dominata da una sentimentalità primitiva che oscura l’intelletto e spazia dall’attaccamento alla famiglia, al proprio gruppo sociale e alla propria etnia, fino a abbracciare sfere psichiche e settori sociali sempre più ampi. Portando al gruppismo, al sessismo, al castismo, al comunalismo, al regionalismo e al nazionalismo, accendendo gli animi e facendo sfociare questi impulsi individuali e collettivi nel razzismo e nella violenza distruttiva che vuole a ogni costo annientare il diverso da sé. Una mentalità che oscura il flusso dell’intelletto e genera antagonismo sociale, sfociando nella socio-religione, la socio-economia e la socio-politica.

Sistemi che sostengono esclusivamente interessi di parte, di un territorio contro un altro, di una religione contro un’altra, di un gruppo sociale contro un altro, di un popolo contro un’altro, di un paese contro un’altro, di una razza contro un’altra. Una catena infinita di cause-effetti che ha le sue radici nell’ignoranza e nel prevalere di un sentimentalismo territoriale che diventa odio, di una religiosità che diventa fanatismo, di un potere economico che diventa sfruttamento e annientamento di interi paesi, di un’orgoglio razziale che diventa persecuzione.

Il progresso dell’umanità è quindi bloccato, e questa mentalità basata sul geo-sentimento e il socio-sentimento ha dato origine al fascismo, al nazismo, al capitalismo, all’imperialismo, all’oligarchia e alla burocrazia. Per non parlare della socio-religione, che inculcando il dogma e fomentando l’odio religioso da sempre ha diviso l’umanità creando conflitti sanguinosi e ora scuote il mondo con il pericolo del terrorismo islamico legato al fanatismo religioso, oltre che a interessi economici e politici. Fenomeni sostenuti da varie forme di sfruttamento psichico, culturale, economico e politico, mantenendo non solo il potere di una parte dell’umanità sull’altra, ma anche il potere di una specie su tutte le altre, ponendo l’uomo al centro del suo mondo come dominatore assoluto.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, o almeno di chi vuole vedere. E all’inizio del terzo millennio occorre davvero un cambiamento globale ispirato a una consapevolezza che abbatta ogni dogma e ogni barriera mentale divisoria e limitativa, rispettando i valori esistenziali fondamentali del prossimo e delle altre specie, riconoscendo nella diversità la vera ricchezza dell’umanità.

L’umanesimo per molti aspetti trascende queste limitazioni e condizionamenti mentali, ma pur includendo i valori umani sostanziali tende a mantenere intatto il potere dell’uomo sul resto della creazione, credendo di poter disporre del mondo vegetale e animale a proprio tornaconto. Un obbiettivo che si è dimostrato a breve termine, creando enorme sofferenza e tornando indietro come un boomerang, portando alla distruzione di molte specie e alla progressiva estinzione delle risorse planetarie. Non capendo che la sopravvivenza della vita stessa su questo pianeta è legata all’equilibrio dei vari mondi che lo popolano e al rispetto dell’unicità nella diversità.

L’essere umano è sulla terra da quasi un milione di anni, ma non è ancora riuscito a realizzare una società umana unita da valori universali accettati da tutti, per il benessere collettivo e nel rispetto del resto della creazione. Il risultato è la frammentazione in tante micro-società sostenute da micro-sentimenti e interessi personali, di gruppo o nazionali, tendendo a dividere la gente invece che unirla e impedendo la realizzazione di una società universale.

“La società umana è una e indivisibile”[2], è questa la visione che occorre proiettare nella psiche collettiva. Non solo. Una nuova umanità consapevole e illuminata deve farsi carico dei problemi globali di questo mondo, ristabilendo l’equilibrio perduto e valori etici che garantiscano a tutti di poter vivere. Realizzando finalmente un sistema economico e sociale che attui un’equa distribuzione delle risorse nel rispetto delle altre specie e in armonia con l’ambiente. L’umanesimo deve quindi elevarsi al suo apice trasformandosi nel Neoumanesimo, ampliando il suo raggio e includendo nella sua visione ogni creatura esistente. E per far questo è necessario il risveglio delle coscienze attraverso lo studio e la conoscenza, consentendo di rifiutare ogni dogma e opporsi alle varie forme di sfruttamento psichico e culturale che impediscono l’evoluzione mentale e spirituale.

Sul sentiero del Neoumanesimo ci sono tre stadi. Il primo è il culto spirituale, che aiuterà a rimuovere i difetti interni ed esterni, agevolando il cammino verso la spiritualità. Un processo fisico-psichico-spirituale[3] che permette una trasformazione sostanziale della vibrazione fisica e psichica dell’essere umano. La realizzazione spirituale è infatti possibile solo se l’energia psichica diventa più sottile, e per far questo è necessario trasformare anche la frequenza vibrazionale del corpo. Il secondo stadio è l’essenza spirituale, cioè la creazione nella mente collettiva dell’umanità di una nuova onda orientata verso la spiritualità e livelli di coscienza superiori, accelerando così il progresso umano. Quando un numero abbastanza grande di individui avrà trasformato la propria coscienza allora, e solo allora, nella mente collettiva dell’umanità ci sarà un’onda spirituale che darà un grande input all’evoluzione umana. Il terzo stadio del Neoumanesimo è la spiritualità come missione, il risveglio della devozione e la realizzazione dell’unione del piccolo sé con il Sé Cosmico. Lo stato più elevato che vedrà l’uomo cittadino del cosmo ispirato dall’amore per tutta la creazione, riconoscendo in ogni cosa il riflesso luminoso del Divino.

Nel suo libro P.R.Sarkar dice: “Il Neoumanesimo darà una nuova ispirazione e fornirà una nuova interpretazione al concetto stesso dell’esistenza umana. Aiuterà la gente a capire che gli esseri umani, in quanto esseri più intelligenti di questo universo creato, dovranno accettare la grande responsabilità di prendersi cura dell’intero universo; dovranno accettare di essere responsabili per l’intero universo”.

Molti si stanno già muovendo in questa direzione, ma per accelerare il progresso umano questo movimento deve diventare sempre più evidente e consapevole, più globale e coordinato, superando le barriere divisorie e combattendo all’unisono tutte le strategie che hanno condizionato e continuano a condizionare l’umanità. Il mondo di oggi è veramente a un bivio. Da una parte il collasso globale che porta alla distruzione e dall’altro un sentiero che porta verso la luce. L’esistenza umana è simultaneamente a tre livelli: fisico, psichico e spirituale. Il vero progresso quindi deve includere ogni sfera dell’essere, illuminando ogni aspetto della vita umana con il balsamo della conoscenza.

Per costruire una società umana ispirata a valori universali sono necessari dei parametri essenziali comuni. Una filosofia spirituale e delle pratiche spirituali che espandano la mente liberandola dai dogmi e dall’ignoranza; una filosofia sociale che inglobi ogni aspetto dell’esistenza in base ai principi dell’uguaglianza sociale e una teoria socio-economica che permetta di mettere in atto tali principi; degli scritti spirituali, filosofici e sociali in grado di elevare l’intelletto umano e offrire gli strumenti per un giusto discernimento; e una guida spirituale capace di elevare la consapevolezza e il livello di coscienza delle persone, guidandole verso la realizzazione del Sé.

Senza la mente il cervello si spenge e senza la guida dell’intelletto la mente segue i suoi istinti più bassi dibattendosi nell’ignoranza. Ma cieca alla luce dell’anima anche la mente intellettualmente più evoluta resta intrappolata nelle catene dell’ego, incapace di trascendere i propri limiti e immergersi nell’infinito Sé interiore, là dove Tutto è Uno e i vari ismi che dividono il mondo si sciolgono come neve al sole. La spiritualità deve quindi diventare la base della vita e investire ogni sfera dell’esistenza, comprendendo che siamo tutti figli dello stesso Padre e realizzando una vera società umana universale per il benessere di tutti.

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[1] Nel suo libro “La liberazione dell’intelletto- Neoumanesimo” (Ananda Marga Edizioni), P.R.Sarkar analizza i vari aspetti del geo-sentimento e del socio-sentimento a livello individuale e sociale, spiegando anche i limiti dell’umanesimo tradizionale e illustrando i valori fondamentali del Neo-Umanesimo.

[2] P.R.Sarkar - Human Society is one and indivisible.

[3] Questo processo è riferito alla pratica dello Yoga, includendo gli aspetti fisici o asana, un’alimentazione senziente vegetariana o vegana e la meditazione.
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Note biografiche
Suman Casini è pittrice, scenografa, insegnante d’arte e di yoga, appassionata studiosa di medicine naturali, floriterapeuta, scrittrice, viaggiatrice... Ha vissuto lunghi periodi in Oriente e da oltre 25 anni pratica lo Yoga e la meditazione. E’ nato così il suo interesse per il vegetarianesimo come scelta di vita, e il libro Seitan Gourmet è il risultato della sua lunga esperienza in vari Centri Olistici tenendo corsi di Yoga e di cucina vegetariana, organizzando seminari e programmi per una cultura neoumanista e uno stile di vita naturale, oltre a cene e festival vegetariani. Vive e lavora a Casale Marittimo, nell’Alta Maremma toscana, dove scrive libri di vario genere.

venerdì 14 gennaio 2011

Sai come vive e cosa mangia il pollo che mangi?


Il 26 agosto del 1789, in piena Rivoluzione francese, venne emanata la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Dopo duecento anni e innumerevoli passi avanti sulla strada del “progresso”, il 15 ottobre del 1978 veniva proclamata a Parigi la dichiarazione universale dei diritti dell’animale con la quale si stabilisce che tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza (articolo 1). Nel caso che l’animale sia allevato per l’alimentazione, deve essere nutrito, alloggiato,trasportato e ucciso senza che per lui ne risulti ansietà e dolore (articolo 9).

In quegli stessi anni, gli attivisti animalisti erano molto critici nei confronti dell’allevamento industriale; Ruth Harrison, autore del libro Animal Machines (1964), denunciava i sistemi di produzione intensiva di vitelli, suini e avicoli, rivendicando le cinque libertà dell’animale: alzarsi, sdraiarsi, girarsi, stendere gli arti e pulirsi senza difficoltà.

17 chili a testa
Fino agli anni Cinquanta del secolo scorso i polli crescevano circa 2 chilogrammi in 63 giorni. Oggi, invece, un pollo industriale (il broiler, una razza appositamente selezionata in relazione alle esigenze dell’allevamento industriale: quantità, velocità, basso costo) è “pronto” in soli 33 giorni: uno sviluppo troppo rapido che ingrossa a dismisura ossa, polmoni, cuore e corpo. «Non ci reggiamo sulle zampe – racconta un pollo moderno – zoppichiamo e stiamo spesso seduti sulle lettiere sporche, molti contraggono malattie alla pelle. Per prevenire le malattie che potrebbero compromettere la nostra vendita, ci imbottiscono di antibiotici» (tratto dal libro Cosa Mangia il pollo che mangi? – Arianna Editrice).

In Italia l’industria del pollo è fiorente – come il viso rubicondo di un simpatico signore dall’accento romagnolo che dagli schermi televisivi ci invita a mangiare insuperabili rollè precotti di tacchino e pratiche cotolette pollo e spinaci. Le aziende riproduttrici sono 250, gli allevamenti 5.586 (che salgono a 8.382 se contiamo anche quelli da uova), gli incubatoi 114; ad essi si aggiungono 116 macelli, 451 laboratori di sezionamento, 158 depositi frigorifero e 55 centri di riconfezionamento (dati aggiornati a giugno 2009, NdR)

Nel 2006, l’industria della carne avicola ha fatturato 2.580 milioni di euro (che equivale al 2,3% del settore alimentare) con 32.836 tonnellate esportate e 6.071 importate (Paesi extra Ue). Si sono allevati 149 milioni di polli distribuiti fra Emilia Romagna (21%), Lombardia (22%), Veneto (26%) e altre regioni (5%). L’intera produzione avicola ammonta a 1.048.800 tonnellate con oltre 400 milioni di capi macellati, di cui 372,19 milioni solo di broiler.
Con un acquisto medio di 2,14 kg e un consumo pro-capite di 17,1 kg (nel resto del mondo è di 12,3) la spesa per l’acquisto di carne avicola copre il 27% della spesa mensile di una famiglia media italiana.

Cotoletta batteriologica
La rivista Altroconsumo, organo dell’omonima associazione di consumatori, ha proposto, nel fascicolo 220 di novembre 2008, un’inchiesta sul pollo d’allevamento: 59 campioni di broiler (acquistati e trasportati in laboratorio con furgoni frigoriferi, per non interrompere la catena del freddo) sono stati sottoposti a dettagliate analisi di conservazione, igiene e patologia.

Il risultato? «Ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli – scrive Altroconsumoe bandire il pollo dalle nostre tavole». La contaminazione batterica presente nella carne è principalmente imputabile alla crescita “esponenziale” a cui sono sottoposti i broiler: gonfiati, appesantiti e incapaci di muoversi, sono esposti a patologie a carico delle zampe e della pelle.
Le analisi hanno evidenziato la presenza di bacilli di salmonella che, se trasmessi all’uomo, provocano febbre, diarrea, dolori muscolari, crampi e vomito.

Il problema delle patologie comincia dall’allevamento e si protrae per tutta la filiera, fino al banco del supermercato: il pollo non deve essere esposto a sbalzi di temperatura e la catena del freddo deve essere sempre efficiente. I campioni analizzati da Altroconsumo sono stati acquistati in diversi punti vendita, nella tradizionale bottega sotto casa e nella moderna distribuzione organizzata: il pollo comprato dal macellaio è risultato migliore di quello del supermercato.

Eppure, in seguito a una ricerca sulla cultura alimentare degli italiani realizzata nel 2007 dall’esperto Daniele Tirelli, è emerso che il consumatore, in termini di sicurezza alimentare, preferisce il pollo della GDO (la grande distribuzione organizzata): circa l’80% degli intervistati è soddisfatto del rapporto qualità-prezzo del pollo del supermercato, non considerando che il basso costo è sinonimo di una filiera inefficiente.

L’inchiesta di Altroconsumo boccia produttori e distributori per scarsa igiene e cattiva conservazione del broiler nei vari passaggi della filiera e fornisce consigli su come evitare i pericoli connessi alle patologie: è preferibile comprare il pollo e consumarlo in giornata, tenerlo in frigorifero coperto con cellophane o all’interno della propria confezione, lavare bene le mani e gli utensili da cucina dopo avere maneggiato il pollo crudo; cucinarlo accuratamente a più di 70 gradi e controllare che non resti crudo.

Vita da allevamento
Oggi inizia a farsi strada una concezione del benessere animale intesa come well-being sia fisico che mentale: deve esserci una condizione di adattamento o armonia fisico-psicologica tra l’organismo e il suo ambiente caratterizzata dall’assenza di privazioni, lesioni, malattie, disturbi comportamentali, stimoli avversi o qualsiasi altra limitazione imposta dall’uomo che influenzi negativamente l’efficienza di un animale.

Le problematiche della salute animale variano, a diversi livelli, in funzione della specie, delle condizioni di allevamento e del grado di intensità. In passato, ad esempio, nel settore avicolo industriale i polli erano allevati in batteria, mentre le galline erano tenute a terra. Ne conseguiva una bassa consistenza della carne da un lato e uova sporche di feci dall’altro che erano la causa primaria di numerose patologie. Recentemente, il pollo è sceso a terra per accrescere la consistenza della carne e la gallina è salita in batteria per ridurre i problemi igienico-sanitari: mentre il pollo può, teoricamente, correre, svolazzare e irrobustirsi per fornirci una carne più sostanziosa, le galline non calpestano più gli escrementi e l’uovo viene deposto su un nastro trasportatore.

Anche il broiler è allevato a terra senza gabbie ma in un ambiente chiuso, controllato da parametri produttivi che puntano alla massima crescita nel minor tempo possibile.
Le critiche nei confronti dell’allevamento industriale sono rivolte ai programmi di alimentazione intensiva e alla continua illuminazione, a cui si associano la poca attività motoria, gli accovacciamenti forzati sulla lettiera, i problemi allo scheletro e alle zampe e le lesioni alla pelle.

La densità dell’allevamento determina la buona salute o meno del pollo ed è la causa primaria dell’aumento del rischio di patologie in caso di cattiva gestione o scorretta alimentazione. Negli ultimi anni, il Comitato scientifico europeo della salute e del benessere animale ha osservato che la crescita esponenziale delle specie animali non va di pari passo con un soddisfacente livello di benessere. Per questo motivo, il 12 luglio 2007 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale comunitaria la direttiva europea 2007/43/CE contenente le norme minime per la produzione della carne avicola, a cui tutti gli stati membri dovranno adeguarsi entro il 30 giugno 2010. L’attenzione dell’UE si è focalizzata sugli allevamenti di tipo intensivo, cioè quegli allevamenti con oltre 500 polli: le nuove regole stabiliscono una densità massima di 33 chilogrammi/ metro quadrato (in Italia lo spazio per la densità è di oltre il 10% in meno, mentre in Danimarca e Olanda si arriva fino a 40-42 kg/m2).

Secondo quanto stabilito dalla normativa, i polli hanno il diritto di avere:
• degli abbeveratoi efficienti e raggiungibili;
• disponibilità del mangime;
• la lettiera asciutta e friabile in superficie;
• una sufficiente ventilazione;
• un basso livello sonoro e una situazione climatica adeguata;
• dei controlli e delle ispezioni due volte al giorno per valutare il loro livello di salute.

Il proprietario dell’allevamento ha l’obbligo di tracciare il sistema produttivo su appositi documenti in cui vanno specificate la dimensione delle superfici occupate, i sistemi di ventilazione, di raffreddamento e di riscaldamento, l’alimentazione e l’approvvigionamento d’acqua, i sistemi di allarme e di riserva in caso di guasti delle apparecchiature, il tipo di pavimentazione e di lettiere usate. La direttiva prevede anche un’appropriata formazione degli operatori avicoli sulla fisiologia (il comportamento e il fabbisogno), sulla manipolazione del pollame (cattura, carico e trasporto), sulla cura di emergenza (uccisione e abbattimento) e sulla bio-sicurezza.

Nonostante questi miglioramenti l’interrogativo sulla qualità della carne di pollo presente sulle nostre tavole permane, e viene spontaneo chiedersi se sia logico e sano consumarne oltre 17 chilogrammi a testa l’anno: forse sarebbe opportuno ridurre i nostri consumi di proteine animali e riscoprire il sapore del pollo ruspante, magari gustato una volta la settimana e non un giorno sì e uno no.

Per imparare a riconoscere un “vero” pollo si trovano utili indicazioni anche in rete: sul sito www.biozootec.it si può consultare il “Manifesto del Pollo ruspante e biologico” che elogia l’allevamento estensivo in quanto capace di coniugare «biodiversità e legame con il territorio, competitività, diversificazione, rintracciabilità, integrità dei suoli e protezione dell’ambiente, salubrità delle carni e resistenza alle malattie».

Articolo estratto dal Consapevole n° 19.

(^__^)

giovedì 8 ottobre 2009

Gelatina alimentare



La dicitura "gelatina" può indicare gelatina di origine animale. A volte appare più esplicitamente come "gelatina animale" e altre volte anche come E441.

Il fatto che le gelatine animali possano costituire un fattore di rischio per la BSE è una materia controversa (http://lists.peacelink.it/animali/msg07859.html). La gelatina animale andrebbe comunque evitata per motivi legati puramente alla scelta vegetariana.
Ricordiamo infatti che le gelatine animali si ottengono per idrolisi dal collagene, una proteina che è il componente principale del tessuto connettivo degli animali (tendini, legamenti, ossa, cartilagini).
La gelatina alimentare si ottiene normalmente dalla pelle dei maiali o di altri animali da allevamento. Usi non alimentari possono richiedere un procedimento più costoso che estrae la gelatina dalle ossa. Più di recente l'industria si sta muovendo verso la gelatina di pesce.


La gelatina animale viene usata in ambiti diversi tra cui ricordiamo:

- l'uso alimentare, in gelati, yogurt, cioccolatini, dolci, caramelle gommose, ecc., dove agisce come stabilizzatore o è usata per rendere i prodotti spalmabili e pastosi. Nel caso di alcuni vini e birre le gelatine si usano per la chiarificazione. In questi casi è probabile che la gelatina non appaia in etichetta in quanto "coadiuvante tecnologico", cioè una sostanza che a fine lavorazione viene allontanata dal prodotto;

- l'uso farmaceutico, per la preparazione di pastiglie e supposte, dove la si può trovare specialmente nelle capsule che contengono il medicinale;

- la gelatina si trova anche in molti prodotti non alimentari come le pellicole fotografiche, alcuni adesivi, inchiostri, ecc.


Naturalmente anche in Italia si trovano prodotti contenenti gelatine animali, ma liste affidabili di questi prodotti sono di difficile reperibilità. Pertanto in questo momento conviene leggere con attenzione l'etichetta e, nel dubbio (ad esempio nel caso del vino), rivolgersi direttamente al produttore per chiarimenti. Cogliamo l'occasione per chiedervi di aiutarci a crearne una di queste liste per prodotti disponibili in Italia: le vostre segnalazioni verranno raccolte e pubblicate sul sito di (SSNV) Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana.

Tratto liberamente da http://www.scienzavegetariana.it/